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e i miei pensieri

Ogni tanto avviene di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.

L'immagine

L'immagine (aziendale, naturalmente)
Quanti hanno compreso, capito, che l'immagine è il modo con cui ci presentiamo agli altri. Nè più nè meno del nostro modo di vestire o di comportarci.
Certo, c'è chi non ha un comportamento stabile, ma questo sarà una persona con pochi amici, perché nessuno potrà immaginarsi il su comportamneto nei prossimi dieci minuti e quindi non lo avvicinerà volentieri.
Un conto è avere inventiva, fantasia, idee brillanti in un contesto ben individuato e individualbile e un conto è avere comportamenti sempre diversi, che potranno anche stupire chi ci vede, ma non permetteranno il formarsi di amicizie stabili.
Mi pare che si possa dire lo stesso per un'azienda.
La sua immagine deve rappresentare sempre una linea di comportamento che il cliente possa individuare.
E il risultato lo si ottiene sia con il comportamento dei dipendenti che con la presentazione grafica.
Si va dal biglietto da visita fino alll'insegna sugli stabilimenti. Ogni piccolo pezzo di azienda deve presentarsi con un carattere definito per poter dire al cliente che siamo noi e che gli daremo quello che si aspetta.
Se per ogni cosa ci inventiamo un nuovo aspetto, il cliente si trova spaesato, non sa più con chi ha a che fare, non sa cosa l'aspetterà.
Nel caso utilizzassimo l'immagine per un prodotto, rischieremmo di perdere il cliente, che non riconoscendo la confezione comincerà a guardare anche i prodotti della concorrenza e troverà, magari, di meglio.
Negli altri casi la fiducia del cliente sarà sempre un po' diminuita da questi cambiamenti.
In fondo il cambiamento è qualche cosa che non paice a nessuno. Dietro al cambiamento c'è sempre la paura dell'incognito.
Ogni modifica all'immagine va dunque motivata, e, soprattutto, ben gestita con comunicazioni corrette che indicano un miglioramnto e i motivi che hanno portato al miglioramento.

Icone e simboli



Su tutti i siti si trovano le collezioni più complete, ma anche più stravaganti di icone, per indicare di tutto, di più o anche niente.
L'icona o simbolo dovrebbe essere qualche cosa che ci indica un concetto o un oggetto o un comando o un divieto o infine un'informazione senza avere la necessità di una parola o frase e, quindi, di una lingua
Proviamo per˛ a considerare i geroglifici degli egizi: sono icone o simboli e costituiscono una lingua. Lo stesso mi sembra sia per i cinesi e anche per loro spesso gli ideogrammi derivano da rappresentazioni pittoriche dei concetti. Anche gli uomini delle caverne disegnavano bufali, mammuth e guerrieri sulle pareti per raccontare una storia.
Queste civiltà hanno utilizzato i simboli come strumenti per creare una lingua.
Ma anche nella nostra epoca c'è, per esempio, il linguaggio delle segnalazioni stardali, ben codificato e chiaro e comprensibile per tutti.
Ognuno di questi linguaggi ha avuto bisogno di una codifica, di un codice che tutti hanno imparato e che tutti sanno leggere.
Non così su internet, dove i simboli vengono usati nei modi più strani: la freccia ci porterà in una nuova pagina o in un nuovo sito oppure è solo un modo per evidenziare una parola? Ma se la freccia guarda verso l'alto? e se guarda verso il basso?
E la casetta ci porterà sulla prima pagina o su un albergo?
E la lente? serve ad ingrandire oppure a cercare? Cambia di significato secondo il contesto?
Per non parlare di simboli strani, inventati li per li dal grafico di turno.
Se alcuni sono ormai entrati nell'uso comune e hanno cominciato a creare un linguaggio, mi sembra che sarebbe utile cercare di uniformarsi ai simboli esistenti e pensarci molto prima di crearne dei nuovi dal dubbio significato


Il grafico

Bel mestiere quello del grafico: fantasia, inventiva, creatività.
Brutto mestiere, quello del grafico oggi: tutti sono diventati grafici, tutti sannno fare il grafico e la concorrenza è così assolutamente incontrastabile.
Ma cosa dovrebbe fare il grafico?
Secondo me dovrebbe avere uno spiccato senso dell'estetica per guidare e formare il gusto della gente comune.
Un lavoro come quello dell'architetto, del pittore o dell'artista che prepara il terreno per il gusto del domani.
In pratica, dal momento che tutti fanno il grafico, o si piccano di sapere come si fa, il gusto si adegua o meglio si livella verso il basso.
Le vecchie "botteghe" dove si faceva scuola e si imparava dal maestro sono ormai solo un ricordo.
Oggi è sufficiente un breve corso di qualche mese, un anno al più, per sapere tutto di una professione o di un'arte.
Si proprio un'arte, perché i mestieri, anche quelli che sembrano i più umili e semplici, richiedono di imparare proprio "l'arte del mestiere".

La falsa libertà

è di oggi la notizia che il tanto decantato IPhone contiene un software che, a insaputa del proprietario, aggiorna in automatico una lista di software "non permessi" e poi provvede, cioé se li trova sul telefonino, li cancella.
Cosa farà d'altro? Comunicherà altre informazioni alla Apple?
Questa è dunque la tanto decantata libertà?

Un sacro animale dai riflessi dorati

Inviatomi da un amico

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