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e i miei pensieri

Ogni tanto avviene di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.

La logica

Logico parlare di logica?
Credo che spesso la logica sia una parola senza senso. I ragionamenti sono spesso contorti o, forse, assenti. Le cose che si fanno risentono troppo spesso dell'improvvisazione, dei sentimenti del momento, dei preconcetti o anche, talvolta, dei pregiudizi.
Non mi riferisco, e sarebbe troppo facile, alla logica di navigazione di un sito. Mi riferisco ormai alla logica applicata a tutti i settori, dai più semplici ai più complessi, dalle cose di uso comune alle leggi più sofisticate.
Dove abbiamo lasciato la Logica? Ne studiamo troppa a scuola ma poi non sappiamo come, dove e perché applicarla?
Ma è logico che in questo mondo illogico io parli di logica?
interessante leggere qualche lezione su SAMBIN

Lo spazio

(no, non faccio grandi voli tra gli astri, ma guardo piccoli spazi nelle vetrine di un negozio)
Ecco, passando dinnanzi a una vetrina di un libraio ho guardato con interesse i libri esposti. Poco dopo la vetrina di un altro libraio mi ha data la strana sensazione di non riuscire a leggere tutte le copertine e a fissare l'attenzione su tutti i titoli proposti.
Quale era la differenza? Perché questa sensazione?
Sono ritornato alla prima vetrina ed effetivamente vedevo tutti i titoli e potevo fermare l'attenzine su ognuno di essi.
Ho analizzato a fondo le due vetrine e vi ho trovato una differenza che mi è sembrata fondamentale.
Nella prima i libri erano tutti affiancati, anzi in alcuni casi leggermente sovrapposti soprattutto quando venivano presentate più copie dello stesso libro.
Nella seconda i libri sembravano meglio disposti perché tra uno e l'altro c'era uno spazio di poco meno della dimensione di un libro.
Mi sono reso conto che lo spazio lascia tempo all'occhio di svagarsi e di andare svolazzando su altri titoli, su altre file, su altre colonne, senza riuscire a fermarsi su nulla.
Potrei paragonarlo ad un foglio dove sono disposte tante lettere molto distanti una dall'altra sia in larghezza che in altezza: anche se ci fosse scritto qualche cosa, probabilmente sarebbe difficile leggere, mentre se le lettere sono vicine e riunite l'attenzone a legata alla parola e la si legge facilmente.
Creda che sia un materiale utile per pensare molto e anche per traporre queste sensazioni agli spazi che siamo abituati a mettere (o a non mettere o a sbagliare a mettere) sulla carta o sull'ormai onnipresente pagina internet.

Il filetto

ma quale? di manzo?
No, il filetto di cui parlo è quell'elemento grafico che si utilizza in tanti casi: per sottolineare, per dividere, per contornare.
Quali sono i criteri per usarlo?
Se è una sottolineatura deve trovarsi molto vicino alle parole che si intendono sottolineare; spesso preferibile evidenziare le parole con un neretto o con un corsivo. La sottolineatura in un testo è sempre un elemento di disturbo nella lettura. Importante il peso e la distanza in rapporto al carattere.
Se posizionato lontano diventa un filetto che divide.
Il filetto che divide, o alternativamente, riunisce deve individuare chiaramente cosa divide e cosa riunisce. E' una questione di logica. Ma anche una questione di sensibilità.
Spesso un filetto, che si presume esteticamente gradevole, induce a confusione nel raggruppamento delle informazioni.
Pochi problemi invece con il filetto che serve a contornare in quanto i dubbi che lascia sono veramente pochi. Tutto quanto è contenuto tra i filetti è, o dovrebbe essere, un argomento unico.
Tralasciamo invece il fusello tanto gradevole ed elegante, ma ormai in disuso. Si puņ riesumarlo solo in casi eccezionali e con molta moderazione.

Stanco della legge Stanca

Uno degli articoli della legge Stanca - la legge italiana che detta le caratteristiche che devono avere i siti istituzionali - impone di creare i siti a dimensione variabile.
L'estensore della legge chi è? Il solita pseudoesperto? Ha mai sentito parlare di leggibilità?
Illustri personaggi hanno fatto fior di studi per stabilire il corretto rapporto tra corpo del carattere e giustezza della riga (saprà, Stanca, cos'è la giustezza? gli dico, almeno, che non indica la cosa giusta, ma...)
Nel momento in cui realizzo una pagina a dimensione variabile mi troverņ facilmente in situazioni dove il carattere è troppo grande per una giustezza troppo corta oppure il carattere è troppo piccolo per una giustezza troppo lunga.
Nel primo caso i problemi sono pochi, anche se la lettura non è comodissima, ma nel secondo caso la lettura è quasi impossibile. Teniamo anche conto che, se su un libro possiamo aiutarci con un indicatore per seguire l'andamento di una riga, sul monitor questo è assolutamente impossibile.
Perché dunque costringere il povero lettore ad assurde acrobazie per poter leggere una pagina? Cosa aveva in mente il legislatore? Forse voleva solo avere il suon nome legato a una legge buona o cattiva che fosse e magari anche assolutamente inutile.
Spesso non c'è bisogno di leggi, ma di conoscere quello che di buono è già stato fatto.

Una gabbia

(di matti?)
No, parlavo della gabbia che un grafico accorto prepara con cura e attenzione prima di iniziare ogni lavoro.
E come si prepara una gabbia?
ci sono molti modi e molte teorie. C'è la parte che potremmo definire visiva, cioè la parte che darà forma alla pagina, e qui le teorie si sprecano. Dividere in un numero pari o dispari di colonne, colonne uguali o diverse, fare complicati calcoli sulla divisione della pagina con sezione aurea o altri numeri magici. E poi margini uguali, diversi, grandi, piccoli.
Ma tutte queste scelte devono essere fatte dopo che si è analizzato e studiato a fondo il contenuto che dovrà riempire la gabbia.
La parte più difficile di tutta la progettazione consiste proprio nel legare in modo coerente questi due aspetti.
Una gabbia che puņ sembrare esteticamente perfetta disegnata nei suoi componenti, puņ creare pagine assolutamente squilibrate e poco gradevoli perché i contenuti non riescono ad adattarsi allo spazio che è stato messo a disposizione.
Anche lo spazio sul web richiede necessariamente divisioni logiche dello spazio, anche se i rapporti sono molto diversi rispetto alla carta.
Non sono gli stessi i concetti di margini e gli spazi riservati ai "bianchi".
Se sulla carta i bianchi danno respiro e rendono le pagine gardevoli, sullo schermo i bianchi diventano fastidiosi e ci costringono a scorrere pagine inutilmente lunghe.
Ma senza scendere a problemi di leggibilità e navigabilità, è il bianco in se stesso che sul monitor produce un certo fastidio.
Il monitor sembra richiedere di essere riempito, ma forse possiamo notare la stessa sensazione anche sui giornali, dove viene usato ogni centimetro.
Forse che siamo condizionati dal fatto che lo schermo televisivo ci ha abituato a un rettangolo pieno di immagini?
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