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e i miei pensieri

Ogni tanto avviene di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.

MMN

Sigla sconosciuta, rinvenuta nelle discussioni sulla usability. Si riferisce a Mistery Meat che dovrebbe indicare "carne misteriosa"; termine che viene usato spesso per indicare la carne degli hamburger. In queste discussioni è abbinato al termine "Navigation" e, con quest'aggiunta, ci chiarisce che sta ad indicare tutte quelle navigazioni che nascondono quello che vogliono indicare. Ci si chiede, appunto, che indicazione è, se resta nascosta. Un ottimo paragone si potrebbe fare con i cartelli stradali: senza scritte, ci danno l'indicazione solo quando ci si avvicina e si toccano. Automobilisti costretti a fermarsi e scendere dall'auto per sapere in che direzione andare.
Quanti siti sono in queste condizioni?

Credo che la cosa migliore, lunghezza del menu permettendo, è avere i menu aperti.
In seconda istanza i menu con raggruppamenti molto chiari che rivelano il loro contenuto quando vengono cliccati.
Ma, per favore, non i menu che appaiono e scompaiono appena il mouse se ne va e ci lasciano il dubbio su cosa avevamo già guardato e cosa ancora ci resta da vedere.
Ritorniamo con il mouse, rivediamo l'elenco, ci concentriamo per ricordarci l'ultima pagina vista e... ci troviamo su una pagina già visitata.
Il menu deve essere un aiuto e non un indovinello; più è chiaro e più averemo probabilità che l'utente guardi tutto e scopra quello che gli interessa.



Ma non è così anche al ristorante? Il piatto del giorno, gli antipasti, i primi, i secondi ecc?
Ma perché cose che sembrerebbero così ovvie, debbono essere messe in discussione?

Conoscere, conoscersi

Missione difficile.


"Io mi conosco" si sente dire spesso, ma è così vero? Riusciamo noi a conoscerci in modo da sapere sempre come reagiremo, cosa faremo, quale sarà il nostro comportamento? Su cose di base probabilmente si, ma non tutte e situazioni sono sotto il nostro controllo. Spesso piccole variabili esterne a noi o nel nostro stato psicofisico modificano completamente il comportamento che avremmo avuto abitualmente. Questo significa due cose: o non ci conosciamo abbastanza bene o non sappiamo valutare l'impatto di tutti gli elementi che concorrono a guidare i nostri comportamenti.
Il discorso è tanto più valido per gli altri, di cui supponiamo di conoscere il carattere e i comportamenti.
Spesso accordiamo la nostra completa fiducia in base a sensazioni e alla presentazione che di se stesso riesce a fare la persona. Ma è appunto qui l'errore. La persono è come vuole farsi vedere e più è falsa più è, probabilmente, abile a presentarsi in modo diverso da quello che realmente è.
La verità la si scopre troppo tardi, quando ci si aspetta un certo compotamento, una certa reazione e ci si scontra con qualche cosa di completamente diverso.
Qui hanno inizio le delusioni... e con più si da fiducia alle persone con più ci sono delusioni.


Così è la vita.

Presunzione, ignoranza e arrivismo

si possono fare sottili distinzioni.
Al primo posto l'ignorante che è disposto ad ascoltare e migliorare. Il migliore degli ignoranti è pure disposto a discutere.
Segue l'ignorante indifferente. Non ha voglia di imparare, ma non è pericoloso. è indifferente.
Poi c'è l'ignorante presuntuoso che non ascolta, ma pretende di essere il più sapiente, il più preparato. il migliore.
Infine c'è l'ignorante presuntuoso e arrivista. Costui ascolta non per imparare, ma per appropriarsi dei concetti o delle idee che gli altri hanno. Quindi assimila il tutto e lo presenta come farina del suo sacco, facendo scomparire chi veramente ha avuto le idee. Buon parlatore, sa incantare la gente ed è capace di far credere che veramente è il migliore.
Purtroppo è difficile capire, all'inizio con chi si ha a che fare. I più furbi si mascherano benissimo come ottimi collaboratori e cooperatori, ma quando meno uno se lo aspetta, diventano all'improvviso i nemici più spietati.

Maus, mouse, souris o topo?


è vero, parliamo lingue diverse e sembra quindi logico chiamare lo stesso oggetto con nomi diversi. Ma perché continuiamo a parlare di "link" anziché di "collegamento" o di "file" anziché di "archivio"? E se file viene usato indifferentemente per documento o archivio, perché dobbiamo perdere la distinzione tra un documento e un archivio?
In certi ambiti e in certe professioni diventa più semplice usare la stessa terminologia per indicare le stesse cose, a scapito della lingua che stiamo usando. Non tutti, evidentemente, la pensano nello stesso modo: un computer francese o tedesco diventa spesso una macchina incomprensibile se non conosciamo le terminologie specifiche.
Questo per dire che cambiare terminologia o "icona" o rappresentazione, pu˛ spesso comportare dei problemi. Problemi di comunicazione, se vogliamo raggiungere il maggior numero di persone possibile. Problemi di facilità nell'apprendere il funzionamento dei sistemi.


Già ne ho accennato, ma credo che non sia inutile ripeterlo o, come dicevano i latini: "repetita juvat"

Ne sutor ultra crepidam

che in dotto inglese si potrebbe tradurre con "Cobbler, stick to thy last" o in più popolare milanese "Offelee fà el to mestee".
Un proverbio sempre valido di cui nessuno tiene conto per se stesso, ma che si applica volentieri agli altri.
Le categorie di lavoratori più evolute hanno trovato il modo di far rispettare questo detto: architetti, ingegneri, medici, avvocati hanno creato albi a cui si deve essere iscritti per poter esercitare. Tutto bello, tutto perfetto. Ma gli altri? Forse qualcuno sta provandoci con gli albi professionali: elettricisti, installatori, geometri ecc. E i lavori che non hanno un albo? tutti li possono fare senza nessuna preparazione, senza conoscenze, spesso sottocosto contribuendo a confondere le idee al mercato.


Perché ognuno non fa il proprio mestiere?


Tutti saremmo più contenti e il risultato sarebbe migliore.
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