Note dell'editore Uscito nel 1969, e poi più volte ristampato, Albero genealogico è uno dei libri più belli della storia letteraria svizzera (ma non solo quella) di lingua italiana. Intrigato dal ritrovamento di un baule colmo di lettere familiari, l’autore, alle soglie dei settant’anni, dipinge con felice scrittura la storia dei propri avi: da quelli che nel Settecento emigrano in Francia, a esercitare l’arte dei vetrai; agli spazzacamini, che qualche decennio più tardi scendono nel Piemonte e in Lombardia; agli emigranti che, prima in Australia poi in California, rincorrono dopo la metà dell’Ottocento il bagliore sinistro dell’oro o anche soltanto l’illusione di un’esistenza un po’ meno grama. Ma poi lo scandaglio bianconiano abbandona la storia per addentrarsi impietosamente, oltre che nella “stratificazione segreta” del proprio rustico “albero genealogico”, nelle pieghe più remote e infide del carattere, quello dei suoi antenati e il suo: nella propria “geologia morale”, insomma, per cercare di capire il senso più profondo e ciclico del proprio essere, delle proprie speranze, delle proprie contraddizioni, delle proprie stanchezze fisiche ed esistenziali.
da leggere
Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere.
(Louis Sepulveda)